il cazzo di Jack era lungo venti centimetri. fumava due pacchetti di sigarette al giorno e lavorava come collaudatore di profilattici in una grossa multinazionale del settore.la media nazionale oscillava tra i quattordici e i diciotto centimetri, ma lui non si era mai dato troppe arie. per lui il sesso era una pratica sopravvalutata, uno stupido lavoro come gli altri.
la natura ci ha fregati per bene, pensava il cazzo di Jack, ha posto le zone erogene sul glande agli uomini e a circa otto cm nella fica alle donne, e tutto quello che consentiva al pianeta di girare su se stesso, era l’attrito tra queste due bizzarre zone dell’anatomia umana. tale sfregamento era la causa scatenante, il motore di ogni cosa: le guerre mondiali, la meccanica gravitazionale, l’oscillazione della borsa, la moda in voga quest’anno, lo smalto sulle unghie dei piedi, la sveglia alle sei del mattino, i regali di compleanno, i compleanni, la flessioni e gli addominali, gli straordinari in ufficio, il conto in banca e naturalmente il conto del chirurgo estetico.
al cazzo di Jack non gliene fregava niente, a lui piaceva soltanto una cosa, guardare la televisione.
da giovane si era sposato con la vagina di Marie, una fica pelosa come tante, ma che il tempo e la vita avevano impietosamente slabbrato. gestiva una farmacia del centro e aveva tanti milioni in banca quanti peli sul monte di venere. discendeva da una famiglia benestante, mentre il cazzo di Jack era sempre stato uno stronzo senza un soldo infilato nelle palle, e anche adesso che faceva il collaudatore, una figura professionale considerata per ovvi motivi di tutto rispetto, guadagnava il minimo indispensabile per contribuire modestamente al bilancio familiare. eppure per farlo stare sveglio in ufficio gli strizzavano le palle dalle otto alle dodici ore al giorno.
si era sposato perché l’avevano fatto anche i suoi genitori. l’amore, per il cazzo di Jack, era una parola di cinque lettere in fila una dietro l’altra come formiche fameliche, come i sacramenti della religione cattolica, e quando era di buono umore, come i carri allegorici del carnevale di Rio.
il cazzo di Jack e la fica di Marie non avevano mai avuto figli. il cazzo del primario dell’ospedale aveva attribuito la causa agli spermatozoi di Jack, troppo piccoli e lenti, incapaci di arrivare alle voluminose ovaie di Marie per trivellarle.
all’inizio fu un duro colpo per la passerina di Marie, che cominciò ad odiare il cazzo di Jack più di prima. poi le passò, come il fiume degli anni passa, e si accontentò dei suoi milioni e dei suoi due viaggi all’estero all’anno.
al cazzo di Jack non era mai piaciuto viaggiare: le prenotazioni, le lenzuola sintetiche degli hotel, le passeggiate nei centri storici, le cartoline da non sapere a chi spedire, i ristoranti costosi, anche se alla fine pagava sempre la carta di credito di Marie. lui sopportava tutto, ma lei non sopportava lui, che si sarebbe portato dietro quella maledetta televisione anche in Tibet.
al ritorno a casa dopo la dura giornata di lavoro, rosso e grosso come una aragosta, l’unica cosa che gli desse un po’ di pace era quella scatola fatta di suoni, colori e volontà popolare, capace di farlo addormentare subito e sognare di grandi rivoluzioni.
ogni tanto cercava di darsi da fare col suo dovere coniugale, si infilava dentro sua moglie a ritmo isterico e asincrono e i suoi spermatozoi se ne andavano in giro da per tutto tranne dove avrebbero dovuto.
un brutto giorno, la multinazionale dei preservativi, sotto la pressione della concorrenza, decise di trasferire la produzione in Africa per ridurre i costi della manodopera, e di sacrificare alcune risorse per far quadrare il bilancio alla chiusura dell’anno fiscale.
la media Africana oscillava tra i 20 e i 26 cm e il cazzo di Jack fu licenziato con due mesi di preavviso.
per la fica di Marie fu la goccia che fece traboccare il vaso. chiese il divorzio e se ne andò in Jamaica. si tenne la casa, il garage e la macchina. al cazzo di Jack toccò solo la televisione, per gentile concessione della moglie, così gli aveva detto l’avvocato.
passò a tre pacchetti di sigarette al giorno e prese in affitto un monolocale nella seconda periferia della città. furono gli anni migliori della sua vita.
poi fu la volta del Giudizio Universale e anche le palle di Jack si trovarono faccia a faccia col Signore onnipotente.
- allora, come ti sei trovato nella vita? - gli chiese il Pene di Dio.
- non mi posso lamentare Signore, grazie.
- hai qualche lamentela da fare? qualcosa che credi potremmo migliorare?
- non lo so Signore, - rispose il cazzo di Jack come fosse stato sorpreso dalla richiesta. - però, ora che ci penso, non mi sono mai spiegato alcune cose.
- tipo? - chiese il divino Pene recuperando un taccuino dal cassetto della scrivania celeste.
- per esempio mio Signore, perché i neonati muoiono?
il Pene ci pensò un po' su. - beh, per tanti motivi. possono cadere dal seggiolone o strozzarsi col biberon...
- no Signore, non intendevo in questo senso...
- lasciamo perdere. qua mi risulta che ti sei sposato due volte ma hai divorziato solo una.
- sì mio Signore, con la mano di Jack non abbiamo mai avuto problemi.
- il matrimonio è un sacramento lo sai?
- si mio Signore lo so, io li ho fatti tutti i sacramenti, anche la sacra unzione, spero.
- come ti spieghi questo fallimento agli occhi di Dio?
- vede mio Signore, la vagina di Marie era una brava vagina, forse un po’ viziata, ma voleva solo essere felice come tutti quanti gli altri.
- felicità? - chiese il divino Pene. - che bella parola. l'hai inventata tu? che cos'è?
il cazzo di Jack rimase qualche secondo interdetto, poi risolse.
- per me, mio Signore, era quando guardavo la televisione.
- la Televisione? - fece il Signore eccitato come un bambino. - anch’io adoro la televisione.
- ma va?
- certo, dove credi che vi guardi tutti i santi giorni dall’inizio dei tempi?
davanti a quella rivelazione il cazzo di Jack si sentì molto sollevato, forse aveva guadagnato un sacco di punti, e si rilassò sullo schienale della sedia in attesa della vita eterna.