aveva detto "Poe sta morendo, tienilo tu, io non posso". aveva detto "non ti preoccupare, ha solo una settimana di vita".un mese dopo il suo ricovero in casa mia, il gatto si era completamente rimesso, mentre io mi ero ammalato di qualcosa che il medico non era riuscito a diagnosticare. si limitò a prescrivermi Zerimov gocce, le stesse del gatto, tanto a lui non servivano più.
per trovare conforto ero stato dalla nonna, a un isolato dal mio appartamento. qualche parola di conforto, magari un tè caldo, ma la nonna aveva optato per il limoncello. il suo limoncello era famoso perché si vedeva al buio e quando lo versavi i bicchieri iniziavano a tremare.
ci finimmo mezza bottiglia.
- è venuto proprio buono sta volta vero? - faceva lei e versava.
- basta nonna, non ce la faccio più. - facevo io e lei apriva il liquore al cioccolato.
quando mi alzai dalla sedia mi sembrò di stare in un acceleratore di particelle. spaccai un atomo sul pavimento e dentro ci trovai Mino Reitano.
- che cazzo ci fai lì?
- che ci fai tu lì.
cercai di scappare, ero già sull'uscio quando mia nonna continuava a farmi gavettoni di sambuca. poi guadagnai l'uscita.
una volta a casa infilai la chiave nella serratura, di solito bisognava giocarci un po’ prima di sbloccarla, ma la porta si aprì da sola dall’interno. la spalancai e vidi Poe sculettare dalla porta di ingresso verso la cucina come se la porta l’avesse aperta lui, ma forse ero solo ubriaco e malato.
mi chiusi dentro e buttai via la chiave dal balcone, nel caso mi fosse venuta ancora voglia di uscire. andai nel tinello per accendere lo scaldabagno, schiacciai l’interruttore e quello mi scoppiò in faccia senza tanti scrupoli. per un istante fu capodanno in casa mia.
se gli oggetti provassero dolore in certi momenti spaccherei tutto.
Poe nel frattempo si era impadronito del divano, se ne stava stravaccato davanti alla televisione senza badare a me e mancava poco che chiamasse la pizzeria per ordinare una pizza al tonno. non ricordavo di aver lasciato la tv accesa. mi sedetti accanto a lui con la faccia tutta sporca per l'esplosione. provai a prendere il telecomando ma il gatto mi graffiò la mano. ero pieno di graffi da per tutto. avvertii un fremito di freddo e nausea. assunsi le 20 gocce di Zerimov serali, mi scelsi un angolo pulito sul pavimento in fondo al corridoio, raggomitolai il delirio in una coperta e buonanotte.
la mattina del giorno seguente mi destai che era già mezzogiorno.
appena preso coscienza del risveglio, mi resi conto e non senza stupore, di possedere quel vigore, proprio degli esseri viventi, che nelle ultime settimane avevo pensato di aver irrimediabilmente perduto. i dolori ai reni e alle gambe erano spariti. finalmente ero guarito.
aprii tutte le finestre e feci accomodare il sole in casa mia, l’aria fresca del mattino avrebbe spazzato via rassegnazione e paura.
addebitai quella miracolosa rinascita ai farmaci, cancellai il risentimento verso quelle aspre gocce trasparenti, alle quali adesso, riconoscevo grato tutto il loro potere guaritore.
corsi in bagno per farmi una doccia. sotto l’acqua corrente mi strofinarmi le testa, il collo, poi le spalle, l’ombelico, il culo, ma quando passai la spugnetta sulla zona inguinale un dolore simile a un pizzico mi fece sussultare.
mi sedetti sul bordo della vasca e accavallai le gambe per controllare cosa avesse provocato quella fitta. orrore e sgomento. il mio scroto era completamente atrofizzato, svuotato come una prugna secca. c’era una lesione, una specie di incisione ancora fresca.
le mie palle erano sparite. mi avevano fregato le palle.
urlai per un po'. poi mi rivestii senza asciugarmi in preda al panico e dopo due minuti ero già in macchina diretto verso lo studio del dottore.
cosa è successo? chi mi ha fatto questo? quando?
parcheggiai davanti ad un divieto di sosta. il portone dello studio medico era aperto, salii al primo piano ed entrai nella sala d’attesa.
c’era solo un vecchietto con cappello e bastone ad attendere il suo turno, seduto su una delle sedie di plastica rossa che risaltavano il pallore medico delle pareti. dapprima camminai su e giù per la sala, poi impaziente mi sedetti anch’io cercando di recuperare la calma. raccolsi dal tavolo di cristallo una rivista e la aprii ad una pagina a caso. titolo: il Giudizio Universale tra 10 anni - Rivelazione del Mago Aldilà: dopo il successo al botteghino del film di natale che lo ha consacrato al grande pubblico, il Mago Aldilà annuncia la sua candidatura alla presidenza della regione Liguria e afferma: ”La Liguria non morirà, nessun ligure sopperirà alla volontà di un Dio ciarlatano e tiranno che non sia Io”.
la porta del dottore si aprì e ne uscì una donna con la faccia da tumore al seno.
- avanti il prossimo. - fece il dottore dal suo studio.
il vecchio ci mise un’eternità solo per alzarsi dalla sedia, e cominciò ad alternare piedi e bastone con la stessa frequenza delle stagioni. non ci sarebbe mai arrivato a quella porta.
- scusi ma è una cosa urgente. - dissi io, e lo anticipai con uno scatto, mentre il vecchietto si fermò a imprecare come quando i motorini gli passano accanto per farlo spaventare.
mi buttai sul lettino ed esposi il mio scroto secco al dottore senza perdermi in inutili chiacchiere.
- ah si si si, - fece il dottore. - ma guarda che roba.
- di che si tratta dottore?
- lei è circonciso.
- già, ma non è questo il punto.
- vedo.
non seppe che dirmi. mi liquidò prescrivendomi Zerimov gocce e mi consigliò di farmi vedere da un veterinario.
cosa avrei potuto fare? chiamare la polizia per denunciare un furto di genitali?
tornai a casa così come ne ero uscito, senza testicoli e senza prepuzio.
Poe, per conto suo, stava sempre steso sul divano a guardare la televisione, con una strana smorfia dipinta sul muso. provai a prendere il telecomando ma minacciò di mozzarmi una falange. così mi sedetti per terra e mi vidi Tom e Jerry insieme a lui.
una mezz’oretta dopo qualcuno suonò il campanello. andai ad aprire. davanti a me c’era un ragazzetto, forse di origine pachistana, con un casco in mano e un cappellino rosso a visiera con la scritta ProntoPizza.
- è lei che ha ordinato la pizza al tonno? - chiese il ragazzo.
- dia pure a me, - gli risposi. - è lo stesso.
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