24/11/10

Gesù percorse il corridoio che portava dall’ingresso del tempio dei cieli fino all’ascensore ultraterreno della prima sfera celeste, pigiò il tastino per l’attico ed entrò nella sala del trono dove il Dio unico e supremo, suo padre e imperatore, cambiava canale col braccio e il telecomando paralizzati verso la tv, mentre ai piani bassi, Cristo e tutti gli altri residenti si facevano un culo così tra lebbrosi, obesi e disoccupati.

- figlio mio, fece il Signore, a che punto siamo arrivati col Giudizio Universale?
- padre, abbiamo appena finito con il 1900 dopo di Me.
Dio nella sua infinita oculatezza, mugugnò qualcosa.
- come sta andando? - chiese il Signore.
- in verità ti dico padre, così così.
- come così così?
- e sì padre. io ho provato dolore sulla croce, ma c’è gente che in vita sua se l’è vista pure peggio, mio Signore.
- sì ma loro mica resuscitano.
ci fu qualche secondo di silenzio nella divina sala del trono divino, un silenzio che sulla terra sarebbe durato come la mafia.

Dio si mise a cambiare canale al televisore con nervosismo febbricitante. in tv c’erano un documentario sull’Egitto del 3300 a.C., la Peste Nera del 1347, la Deportazione degli schiavi africani del 1500, gli strazi del Colosseo, la corrida in diretta da Siviglia, il Dolore e la Pietà di Marcel Ophuls e alla fine il suo programma preferito.
- che danno di bello in televisione papà? - chiese Gesù pulendosi il viso con un fazzoletto immacolato.
- il Giudizio Universale del Ventesimo Secolo. - rispose il Signore.
Gesù incuriosito si avvicinò allo schermo per guardare meglio.
in tv c’era il primo piano di un ragazzo sui trentatré anni, imbrunito dal rigor mortis, con il viso straziato dall'acne nodulare, tutto concentrato, con in testa le cuffie alla Mike Bongiorno e un sorriso cortese. l’inquadratura si allargò. il ragazzo era in piedi sopra una pedana, circondato da soubrette che ballavano al ritmo inebetente di una musichetta a tutto volume e il pubblico ad applaudire come fosse stato strafatto di endorfina.
quello era il Giudizio Universale del Ventesimo Secolo. e il viso di Gesù fu l’incarnazione di un punto interrogativo.

Dio si scolò mezza birra con un sorso, Gesù vide scendere tortuosamente il livello della bevanda fin dentro la sua gola e gli venne una gran sete.
- padre mio, posso prendere anch’io una birra dal frigo? - chiese Gesù ripulito e luminoso come fosse appena nato.
- no figlio mio, mi servono. questo quiz mi piace un sacco. anzi lasciami solo e fammi venire Satana che gli devo parlare di una cosa importante.
Gesù si fece serio e rimase immobile. il Signore aveva chiesto di fare convocare il Diavolo. un evento del genere non capitava dall’estinzione dei dinosauri. realizzò che stava per accadere qualcosa di grosso e ritenne opportuno indossare la tuta mimetica.

- che la tua volontà sia fatta mio Signore, disse Gesù sbattendo i tacchi e mettendosi sull’attenti col saluto militare.
- puoi dirlo forte, e non fare il cretino. di' a Satana di portare da bere.
e detto questo, il Dio di ogni cosa si stappò una birra e si rallegrò, poiché il suo show preferito aveva avuto inizio.

16/11/10

Egitto, 33 anni dopo, ore 8:00 del mattino.
l’orda di turisti occidentali, per nulla scoraggiata dai frequenti attentati terroristici ma galvanizzata dall’abbassamento dei prezzi, si era riversata ridente sulle spiagge di Sharm el Sheikh: adulti intenti a stanare pesci pappagallo dalle loro tane, bimbi felici di schiodare a picconate brandelli di barriera corallina, sul bagnasciuga schiere planari di donne sole a caccia di avventure piccanti, mentre i camerieri egiziani sputavano sistematicamente nei cocktail prima di servirli alla gentile clientela.
tutto sembrava perfetto.

l’agente N0144 era in spiaggia, sdraiato sul lettino, con tanto di occhiali da sole e bermuda con fantasie di stelle marine, tranquillo e beato a sorseggiare cocktail con ombrellini colorati e sputo di egiziano.
- signore, - disse un cameriere servendogli la colazione a base di ostriche. - vorrei ricordarle che un'ora inizierà il torneo di beach volley, le iscrizioni sono ancora aperte.
- che cazzo dici Muhamed? - fece N0144. - io sono contro lo sport. piuttosto, che ne pensi di portarmi un po’ di quel buon tabacco potenziato che mi hai fatto assaggiare ieri?
- certo signore, - e sfoderò il suo migliore sorriso. - allora le è piaciuto?
- piaciuto? ho visto il sole che si avvicinava alla terra. per non bruciare vivo mi sono buttato in acqua e ho abbracciato affettuosamente un pesce pappagallo.
- in tal caso signore, consiglio prudenza col pesce pietra, possiede spine dorsali, anali e pelviche molto molto urticanti.
- non fare lo stronzo Muhamed.
- certamente signore. - e andò a prendere il narghilè senza perdere la smorfia del sorriso.
ormai tutti i camerieri egiziani si ritrovavano con la medesima paraplegia, ridevano, sempre e comunque, anche quando versavano fiumi di lacrime.

quella era vita, sole mare tabacco migliorato e l’amore come viene.
avete mai visto belle ragazze non accompagnate sul bagnasciuga che fanno gli occhi dolci ai passanti? neanche lui. infatti quelle che N0144 poteva ammirare erano solo tardone o ciccione orripilanti fuori discussione. meglio un pesce pappagallo.
fare sesso coi pesci pappagallo era ormai una simpatica consuetudine per gli abituè della spiaggia. essi erano mansueti e passionali allo stesso tempo, anche se, per via della bocca munita di becco osseo, poco inclini alla pratica del pompino.

arrivò il tabacco e N0144 iniziò a spipettare come un nababbo.
non passò molto tempo prima di ottenere le prime allucinazioni: un ragazzo, un capellone nostalgico anni settanta, gli si parò di fianco, si stese sul lettino accanto al suo, si versò dell’acqua dalla brocca poggiata sul portavivande e la tramutò in cubalibre.
- Salvatore, basta bere. - intimò una voce di donna dietro di lui.
- sì mamma. - fece il capellone.
N0144 si girò a guardare. c’era una coppia di coniugi sui cinquanta, con ogni probabilità i genitori del ragazzo, che se ne stava tranquilla a prendere il sole sotto una spessa coltre di crema solare.
- vado a fare il bagno. - fece il ragazzo.
- non allontanarti troppo. - si raccomandò la madre.
N0144 tirò un paio di boccate potenziate e vide il capellone avvicinarsi alla battigia per sondare la temperatura dell’acqua col piedino, fare una decina di passi sulla superficie del mar Rosso senza affondare di un centimetro e poi tuffarsi a bomba tra gli schizzi e gli schiamazzi dei bambini al grido di: “che i pargoli vengano a me!”.
N0144 fissò il bocchino del narghilè quasi perplesso.
il padre del capellone, per conto suo, sbuffava con seccato imbarazzato.
- è sempre stato un po’ eccentrico. - disse la madre rivolgendosi a N0144. aveva probabilmente notato la sua curiosità. - è la prima volta che viene in Egitto?
- che io sappia sì, anche per voi?
- no, la seconda. la prima volta Salvatore non era ancora nato. abbiamo ragione di credere che sia stato concepito proprio durante quella prima villeggiatura egiziana. oggi è il suo compleanno, Salvatore compie 33 anni. - e quasi le sgorgò una lacrimuccia.
- sì, 33 anni, - ribadì il padre con evidente disappunto. - e se ne va ancora in giro con i capelli lunghi fino al…
- Peppino! - lo ammonì bruscamente la moglie.
- e con quelle magliette con quei capelluti metallati che piacciono solo a lui.
- mio marito si lamenta sempre. - contemperò la donna.
- sono dieci anni che viene bocciato all’esame di matematica. - precisò il marito.
- magari il docente è sempre nervoso. - fece N0144.
- lasci perdere, caro signore, non è capace di fare nemmeno delle semplici moltiplicazioni.
- basta Peppino, lascialo stare. - quando all’improvviso si sentì un grido lacerante provenire dalla riva.

N0144 si volse verso la sponda e vide il capellone venir fuori dalle acque, arrancando sulla rena con un piede gonfio come una porchetta.
- ommioddio! - fece la madre. - il pesce pietra, la prego lo aiuti.
- non si preoccupi signora, - disse eroicamente N0144. - vedrà che il bagnino saprà meglio di chiunque altro cosa fare, qui è tutta gente competente che conosce bene il suo mestiere. - e detto questo, si accorse che il bagnino era sparito, e con lui una delle ciccione con gli occhi dolci arenate sul bagnasciuga.

così, costretto al suo dovere dalle insistenti richieste della donna, l’audace N0144 si alzò in piedi, tirò in dentro la pancia, e sistematosi le palle nel costume, si avviò verso il capellone che continuava a lamentarsi ma non senza bestemmiare.
- bene giovanotto, - disse N0144 al ragazzo una volta raggiunto. - erano giorni che non mi alzavo dal lettino e ho le gambe un po’ anchilosate, ma se fai il bravo forse ce la facciamo.
- che tu sia benedetto. - fece il ragazzo.
N0144 lo prese in braccio e saltellando sulla sabbia rovente si recò in infermeria.
Muhamed, appena uscito dalla cucina con un vassoio di drink in mano, vide i due che barcollavano verso l’ambulatorio.
- il pesce pietra ha colpito ancora. - osservò.
- Kadir, - disse rivolgendosi ad un collega che stava entrando. - per favore, sputami nei cocktails che ho la gola secca.

13/11/10

Dio si sedette sconsolato sul trono dell’esistenza, si tolse la scarpe da ginnastica e si accese una sigaretta.
- non me ne va bene una. - pensava.
da circa tre mesi stava lavorando invano ad un nuovo palingenetico progetto: il Terremoto Universale.
diede un’altra occhiata al manuale di Scienze delle Distruzioni, e adirato lo scaraventò via causando involontariamente un maremoto.
- Giuseppe. - chiamò.
- sì, mio Signore. - Giuseppe si presentò al cospetto di Dio, tutto sporco di fuliggine e con una falange in meno.
- Giuseppe, - fece il Signore con tono pacato e magnanimo. - i parametri di convergenza di implosione erano tutti sbagliati.
- ma, mio Signore...
- è il terzo pianeta che facciamo esplodere in una settimana.
- capisco Signore ma...
- devi capire che devi lasciarmi qualcuno che tramandi l’esperienza.
- si mio Signore.
- senza contare l’impatto sul sistema gravitazionale. - osservò Dio nella sua infinita pietà e Giuseppe rimase in silenzio.
- Giuseppe, chiama Gesù, che gli devo parlare.
- sì mio Signore e incontrastato Padrone.
- non esagerare Giuseppe.
- sì Padrone. - e andò via.
nell’attesa del suo figlio prediletto, Dio andò a rilassarsi sul Sinai, e per non farsi fotografare dai turisti, assunse le sembianze di un germoglio di papavero all’ombra di un grande cipresso.
dopo pochi minuti, una coppia di giovani amanti, dileguatasi dallo zibaldone e dalla cagnara del turismo organizzato, trovò riparo dal sole accecante all’ombra dello stesso grande albero.
lei era bella e di grembo fruttifero, lui era forte e di ceppa generosa, e nessuno dei due aveva qualcosa da dire. l’uno di fronte all’altra si privarono delle vesti, come San Francesco fece dei suoi averi tempo addietro, e si avvicinarono lentamente fino a toccarsi rivelando spavaldi le loro qualità somatiche, come Adamo ed Eva ancora prima.
lui le carezzò gentilmente i capelli e con leggera pressione della mano sulla nuca, le suggerì amabilmente di attenersi alla prassi.
- mi ami? - chiese la ragazza.
- per niente. - rispose il ragazzo.
tuttavia lei si chinò su di lui senza indugio alcuno, affinché ogni altro pensiero svanisse superfluo dalla ragione di entrambi, spensierati come bambini e intimi come scimmie antropomorfe che si spidocchiano.
per tutto il tempo, un enorme punto esclamativo lampeggiò in corrispondenza di un germoglio di papavero a non più di mezzo metro da loro.
poi l’incanto svanì, in un fiotto di sperma, e i due amanti appagati seguirono il sentiero a ritroso lungo le aride pendici della sacra montagna.
il germoglio di papavero rimase solo, in silenzio, e con talento creativo, iniziò a meditare su questo eterno stato delle cose.
io che ho inventato la donna, mai ne ho avuta una.
proprio in quel frangente, Egli sentì un rumore di passi provenire del sentiero.
- padre, - disse una voce. - mi hai fatto chiamare?
- oh, figlio mio. si, ti stavo aspettando. vieni, siediti accanto a me. scusami sai, ero sovra pensiero.
- sovra pensiero? - chiese Gesù con profonda apprensione.
quando Dio era sovra pensiero capitava sempre qualcosa di strano, come fu per le crociate, l’inquisizione e l’olocausto.
- si, figlio. solo depresso.
- cosa è accaduto padre, hai forse concepito qualche nuova pandemia che stenta ancora a seminare panico e devastazione?
- non è solo questo figliuolo, - disse il Signore. - mi manca l’ispirazione. mi sento solo.
- solo? - Gesù si adombrò nel più inopportuno dei presentimenti.
- sì figlio, voglio una donna.
- ma padre, - fece Gesù con la pazienza che lo ha reso celebre. - sei tu l’uomo e sei tu la donna, sei tu il bene e il male, il più e il meno, la mamma e il papà, …
- no. ho deciso. posso io essere immagine e somiglianza di un ermafrodita? posso io esortare all’amore se non ho Io per primo un complemento, nulla oltre me stesso da amare? tu tornerai sulla terra figlio, mi troverai una donna, e la troverai bella, con i capelli neri, gli occhi verdi e la carnagione chiara.
- mio Signore e padre compassionevole, di tutte le idee che hai congegnato dalla notte dei tempi, questa è sicuramente la più stravagante.
- dimentichi Adamo figlio mio, dimentichi Adamo. tu tornerai al mondo, nascerai uomo e morirai uomo ancora una volta, spero approfitterai per imparare un po’ di aritmetica, tuo padre carnale è un disastro.
- non mi piace la aritmetica.
- si, sarai figlio di quei due ragazzi che dianzi hanno giaciuto qui, all’ombra di questo grande cipresso, mi pare perfetto. tra l’altro mi risulta che il maschio diventerà professore di matematica.
- ma mio Signore e padre onnisciente, come la mettiamo con la verginità della Madonna?
- siamo nel terzo millennio figliuolo, non ci crederebbe nessuno.
- è vero, - convenne Gesù. - gli uomini non credono più in niente ormai.

03/11/10

a Bruce Wayne uccisero mamma e papà quando era ancora un cucciolo di pipistrello, Peter Parker si beccò un morso di ragno radioattivo geneticamente modificato, Robert Bruce Banner fu investito dai raggi gamma per salvare Rick Jones e diventò verde dalla rabbia.
il prezzo da pagare per diventare un supereroe è sempre stato alto.
io mi ritrovai con una cicatrice sullo scroto, ma nessun super potere. solo una lettiera per gatti e un gran mal di testa.
il gatto era scappato. le mie palle erano tornate al loro posto. avevo sognato? stavo impazzendo? l'unica cosa che mi appariva evidente era come la mia vita fosse diventata simile a un lungo tunnel, con l'amara consapevolezza che se avessi rivisto la luce, quello sarebbe stato soltanto l'ingresso.
me ne andavo in giro in macchina sperando di trovare il rosso ai semafori, col giallo rallentavo e guardavo tutte quelle persone attraverso il vetro della macchina, come fossero comparse di una sceneggiatura senza soggetto.
una donna e un bambino stavano attraversando mano nella mano il marciapiede alla mia sinistra. lei piangeva, il bambino mangiava un gelato con la mano libera, ma il gelato gli cade dalle mani e iniziò a piangere anche lui. dietro di loro, un pastore tedesco che portava a spasso un anziano cieco con gli occhiali da sole, si fermò ad annusare il gelato per terra. il nonno approfittò della pausa per mettersi a pisciare davanti alla vetrina di una boutique d'alta moda in piena attività, davanti alle signore eleganti e alle belle commesse. all'interno del negozio una ragazza dello staff se ne accorse e sembrò chiamare qualcuno indicando col dito in direzione dell'anziano mentre lo sconcerto ebete prendeva piede tra le signore eleganti e i loro ricchi mariti. ma il pastore tedesco puntò qualcosa, e partì in quarta portandosi dietro l'anziano con guizzi di urina da per tutto.
ancora lo sbraitare dei clacson. ancora il verde del semaforo.
guardai nello specchietto retrovisore e vidi Umberto Bossi, con lo sguardo impaziente e le mani nervosamente salde sul volante. mi suonò di nuovo.
infilai comodamente la prima e ripartii con lentezza per farlo incazzare ancora di più. percorsi la strada a venti all'ora continuando a tenerlo d'occhio dal retrovisore. sembrava avesse cominciato a imprecare ma non potevo sentirlo. iniziò a zigzagare con la macchina, più per palesare la sua insofferenza che per tentare un sorpasso. sapevamo entrambi che non ci sarebbe stato spazio sufficiente. allora provò una mossa a sorpresa svoltando a destra, ma io intuii subito le sue intenzioni: il bastardo avrebbe imboccato la via parallela per poi spuntarmi davanti alla rotonda.
non avendo macchine di fronte accelerai guadagnando la pole position all'incrocio, e feci fluire il traffico rimanendo pronto a partire.
in attesa di Umberto, vidi passarmi di fronte una cagnolina tipo Lessie con un fiocco rosa in testa seguita a ruota dal pastore tedesco di prima con la lingua penzoloni e lo stesso anziano frusto e incontinente che trascinato al guinzaglio continuava a pisciare a destra e a manca. poi lo vidi, Umberto, feci rombare il motore, lasciai passare l'ultima macchina prima di lui e scattai. tempismo perfetto. gli ero di nuovo davanti. sicché decelerai e ripresi la mia flemmatica andatura da venti all'ora.
guardai nello specchietto: Umberto picchiava coi pugni sul volante invocando distintamente santi e demoni.
tuttavia, l'effimero appagamento lasciò presto il posto a un pesante senso di insoddisfazione. come la sgradevole sensazione di non avere nulla di meglio da fare. era una cosa infantile. ridicola. così svoltai a sinistra liberando la strada. suonai col clacson per salutare Umberto, ma lui tirò fuori il dito medio dal finestrino mandandomi sinceramente a fare in culo.
dovevo fare qualcosa, ma non avevo voglia di far niente. non mi andava di lavorare ne di sposarmi. c'era il volontariato, ma i lebbrosi, gli obesi, gli anziani, i medici, gli avvocati e i manager mi facevano schifo. non si prospettava niente di buono all’orizzonte. forse con l'alcolismo avrei trovato finalmente qualcosa di autentico di cui dovermi preoccupare, così mi fermai ad un pachistano e comprai una bottiglia di rum a poco prezzo. quindi rientrai in macchina e di rosso in rosso brindai alla salute di tutta la nazione.
quanto tempo avrei dovuto attendere prima di toccare il fondo?
forse stavo già scavando nelle sabbie mobili.
fui presto ubriaco. i primi passi nella carriera di un alcolista sono i più facili. così mi diressi verso casa prima di vedermi confiscare patente e automezzo.
trovai presto parcheggio, proprio davanti al mio portone. forse un dio sconosciuto, solitario e alcolista, stava nutrendo pietà di me.
dentro l'ascensore c'ero io, riflesso nello specchio, o quantomeno il nuovo me stesso. il mio corpo stava cambiando. i miei capelli erano più folti, i miei occhi più azzurri. avevo scoperto che sotto la coltre di grasso di cui ero sempre stato avviluppato erano sepolti muscoli elastici e possenti. senza parlare del cazzo, che adesso sarebbe potuto diventare un attore ricco e famoso.
arrivato al piano, aprii la porta di ingresso e percepii un singolare formicolio ai testicoli.
accesi la luce e vidi una busta bianca sul pavimento. la raccolsi e l'aprii.
era un lettera:

Gentile Candidato,

Le comunichiamo che la valutazione dei suoi requisiti per il ruolo di:
Agente Benedetto della Squadra Benedetta
ha avuto esito positivo.
Il suo nome in codice sarà: N0144
Il suo incarico avrà inizio da: Ora
La invitiamo a presentarsi nella nostra sede a Barletta, in Via Boccassini 21,
per la registrazione del contratto d'assunzione a tempo infinito.
E' nostro dovere informarla che, per motivi di sicurezza, la procedura di cancellazione della sua memoria ha già avuto inizio.
Cordiali Saluti
Ufficio Risorse Umane - La Squadra Benedetta.

- ora?