la dottoressa Lisa Santacroce viveva da sola in un attico in cento, un loft con parquet in rovere wengè, soppalco in acciaio e plexiglass in camera da letto, caminetto in stile moderno, muri a vetro e cento metri di terrazzo. all'interno, un Barcelò si intonava perfettamente al divano a forma di bocca con la firma di Dalì, posto di fronte ad un tavolino da caffè con il marchio di Frank Gehry, sul quale poggiava vigoroso un vibratore con la faccia di Pablo Picasso. tutto troppo costoso persino per suo lauto stipendio. era nata ricca, figlia di un ammiraglio della Regia Marina Occidentale, ma con gli altri usava dissimulare la sua fortuna con stile, grazia e autoironia.
pur non disdegnando l'esplorazione eterosessuale, prediligeva circondarsi di belle donne, che amava intrattenere con originali dissertazioni letterarie preliminari all'amore saffico. mal volentieri invece sopportava le vigorose disquisizioni sul campionato di calcio, i leziosi sguardi e le crepuscolari flatulenze degli uomini.
scalza e con indosso solo una vestaglia di seta nera, si avvicinò alla finestra e diede un'occhiata al mondo che fermentava mefitico diversi piani più in basso. l'orologio sulla parete segnava quasi mezzanotte, il suo ospite sarebbe arrivato a minuti, così aprì l'anta della finestra e accese lo stereo su Summertime di Gershwin cantata da Ella Fitzgerald.
- bel pezzo, - disse una calda voce maschile alle sue spalle. - anche se avrei optato per qualcosa di meno struggente.
la dottoressa aveva riconosciuto la voce del suo ospite e non diede cenni di sorpresa.
- ciao Poe. - il gatto era seduto sul ripiano in marmo accanto alla finestra con l'anta aperta. - ben tornato.
- ti avevo chiesto non non usare il mio vero nome coi candidati. - disse il gatto leccandosi imperturbabilmente i genitali a zampe aperte.
- è una vecchia pratica, io uso sempre il mio.
- scelta tua, Lisa. tu hai il tuo stile, lascia che io abbia il mio.
- va bene, - sorrise lei, - ti chiedo scusa. - hai sete? un po' di latte?
- meglio del bourbon con ghiaccio, grazie.
Lisa versò il whiskey in una scodella, ci annegò due cubetti di ghiaccio e la posò davanti a Poe.
- come sta? - chiese la dottoressa sedendosi sul divano.
- è guarito. - rispose il gatto, cercando di frenare l'impulso di saltare sulla deliziosa nudità delle sue gambe accavallate. - adesso sta sempre in casa. ha perso il lavoro. anche lui va pazzo per Tom e Jerry. - poi si fermò, guardandola con malizia. - non ti sarai mica affezionata?
- non fare il geloso, la gelosia ottunde il cervello.
- ti sei affezionata.
- sono io responsabile del suo stato di salute. se il candidato muore o impazzisce sarò costretta a cercarmene un altro e andarci a letto per sei mesi prima di riprendere il protocollo.
- non dirlo a me, odio cambiare appartamento di continuo, a parte l'asportazione dei testicoli, quella mi diverte un sacco.
- a proposito, - fece lei recuperando dal freezer il barattolo coi testicoli modificati e poggiandolo sul tavolo di Frank Gehry. - questi devi impiantarglieli il prima possibile, siamo in ritardo.
- non credo sarà problema, non fa che dormire tutto il giorno.
Lisa si accese una sigaretta e Poe diede qualche leccata al whiskey, sbirciando impunemente i suoi piedi scalzi.
- alcuni psicologi affermano che le donne vedano nei gatti una proiezione dei bambini. - fece lui. - sai, il piacere di tenerli in braccio, accarezzarli.
lei lo guardò di sbieco. lui diede altre leccate al whiskey.
- altri invece, - continuò - sostengono che i gatti rappresentino l'incarnazione dei loro più solidi ideali. entrambe sono creature così libere e indipendenti, ma in grado di allacciare forti legami e di amare.
- ci stai provando Poe?
- ma no, - mentì lui - dicevo solo per parlare. lo so che preferisci le gattine. - e per stemperare l'imbarazzo andò a recuperare il barattolo dei testicoli congelati.
- e quello che roba è?
- è Pablo, - rispose lei soffiando una colonna di fumo. - un regalo di compleanno.
Poe si avvicinò al vibratore, lo fissò con sospetto e gli diede una annusatina sperando di carpire qualcosa.
- di solito lo lavo dopo l'uso.
- ti ha trovato il punto G? - chiese Poe cercando di nascondere l'invidia sotto il sarcasmo.
- io non cerco, io trovo. - disse il vibratore e fece l'occhiolino.
Poe rimase immobile, fece a meno delle sopracciglia per un po', quindi tornò al suo whiskey e lo finì.
- ne vuoi ancora? chiese lei.
- no grazie, è meglio che vada adesso, prima che mi si scongelino i testicoli.
- credo di si.
Lisa si avvicinò al gatto e lo accarezzò dalle orecchie alla punta della coda.
il gatto fece le fusa, miagolò qualcosa, afferrò il barattolo coi canini e saltò fuori scomparendo nella notte.
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