09/10/10

Nella città di Ur viveva un uomo fedele e generoso che si faceva gli affari suoi, il suo nome era Abramo.
Dio – ABRAMO!
Abramo – ODDIO che spavento, chi è?
Dio – sono il Signore Dio tuo.
Abramo – mio?
Dio – tuo tuo.
Abramo – piacere.
Dio – Abramo, esci dalla tua patria e vai verso il lontano paese che Io ti indicherò.
Abramo – ma Signore, ho appena finito di sistemare la stalla.
Dio – tu sarai padre di un grande popolo, vai.
Abramo – Signore, posso almeno finire di mangiare?
Dio – vai.
E Abramo si incamminò con Sara, sua moglie, che ridendo e scherzando generò Isacco.
Arrivati nella terra di Canaan, i tre si stabilirono e vissero in felicità mangiando licheni e sacrificando capretti al signore.
Dio – ABRAMO!
Abramo – cazzo, ma perché gridi? sto qua, cosa c’è adesso?
Dio – Abramo, prendi tuo figlio Isacco, vai sul monte dell’olocausto e dallo in sacrificio al Signore Dio tuo.
Abramo – sul serio?
Dio – certo.
Abramo – cos'ha combinato?
Dio – nulla.
Abramo – ascolta, posso pensarci io, lo gonfio di botte.
Dio – non c'entra niente.
Abramo – lo metto a pane e acqua?
Dio – no. vai sul monte dell’olocausto e dallo in sacrificio al Signore.
Abramo – quando?
Dio – lo sai quando. adesso.
Abramo – per forza?
Dio – si, per forza.
e Abramo chiamò suo figlio Isacco.
Isacco – cosa c'è pà?
Abramo – Isacco, vieni con me, andiamo sul monte dell’olocausto.
Isacco – a fare che pà?
Abramo – a fare una passeggiata.
Isacco – poi però mi compri il gelato pà?
Abramo – sì, ma adesso andiamo.
E quando il sole d’Egitto toccò all’orizzonte il suo deserto, Abramo e Isacco raggiunsero il banchetto divino, l'altare del sacrificio.
Isacco – papà papà, perché hai quel machete in mano?
Abramo – è un portafortuna. ascolta Isacco, ti vedo un po' stanco, perché non ti stendi su questa pietra unta di sangue, accanto alla carcassa in putrefazione del capretto sgozzato la settimana scorsa al Signore?
Isacco – ok pà.
Isacco si stese sulla pietra sacrificale e Abramo tergiversò mettendosi ad affilare la lama del machete, guadagnandosi così qualche prezioso istante di paternità. Quindi, si avvicinò all'ignaro corpicino, col fedele intento di sferrare un colpo secco alla sua piccola gola.
Il sole, alla linea del tramonto, illuminava la vallata sfumando i perimetri lontani, mentre la calda lama già sfiorava la carne incorrotta del pargolo, che ad occhi chiusi sognava coni gelato al pistacchio con doppia panna.
Dio – ABRAMO!
Abramo – CRISTO!
Per l'atroce spavento Abramo sobbalzò, e l'involontario gesto dalla mano che impugnava il machete diede fine ai dolci sogni dello sgozzato Isacco.
Dio – oh..., accidenti. io..., volevo dirti solo che..., era uno scherzo..., scusa..., non l'ho fatto apposta.
Abramo – …
Dio – sei molto arrabbiato?
Abramo rimase immobile col capo chino e in silenzio, mentre il cielo si prestava ad un meraviglioso tramonto, come segno di una nuova alleanza tra l'uomo e Dio.

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